La svolta del 1938
Nel 1938 il regime fascista avviò in Italia una persecuzione antiebraica basata su norme discriminatorie. Il censimento del 22 agosto contribuì a individuare le persone colpite dai provvedimenti. Non si devono applicare automaticamente alle leggi italiane i criteri di classificazione adottati in Germania: i due contesti normativi non vanno confusi.
Le misure discriminatorie
Il R.D.L. 5 settembre 1938, n. 1390 dispose l’espulsione degli ebrei dalle scuole. Il R.D.L. 17 novembre 1938, n. 1728 introdusse ulteriori restrizioni. Le misure colpirono diversi aspetti della vita civile, tra cui:
- l’accesso alle scuole e agli impieghi;
- il patrimonio e i matrimoni misti.
Queste norme trasformarono il pregiudizio razzista in esclusione giuridica e sociale. La responsabilità fu autonoma del fascismo: i provvedimenti furono assunti dal regime italiano e recarono le firme del re e del governo.
Dalla persecuzione alla deportazione
È importante distinguere la persecuzione dei diritti avviata nel 1938 e protrattasi fino al 1943 dalle deportazioni, che si svilupparono dopo l’occupazione tedesca e la nascita della RSI nel 1943. Le due fasi sono collegate, ma non coincidono: la prima fu fatta di discriminazioni e privazioni di diritti; la seconda si svolse in un diverso quadro politico e repressivo.