Il corporativismo fascista
Il corporativismo fu presentato dal regime come una «terza via» tra capitalismo liberale e comunismo: conservava la proprietà privata, ma prometteva di superare il conflitto tra lavoratori e imprenditori tramite le Corporazioni, organizzate e controllate dallo Stato. Non erano associazioni libere: l’organizzazione dei rapporti di lavoro era subordinata al regime. La promessa di collaborazione non eliminò la disparità di potere tra le classi.
IMI e IRI: funzioni diverse
La crisi economica mise in difficoltà banche e imprese legate da partecipazioni e finanziamenti. L’IMI, istituito il 13 novembre 1931, erogava credito a medio e lungo termine. L’IRI, istituito il 23 gennaio 1933, intervenne nel risanamento bancario-industriale e acquisì importanti partecipazioni, diventando proprietario di aziende.
- IMI: finanziamento delle imprese attraverso credito medio-lungo.
- IRI: intervento nel riassetto di banche e industrie e acquisizione di partecipazioni.
Lo Stato imprenditore
Con l’IRI lo Stato assunse un ruolo diretto nell’economia e divenne proprietario di importanti imprese. Ciò ampliò il settore pubblico, ma non comportò la nazionalizzazione dell’intera economia: proprietà privata e iniziativa privata continuarono a esistere. Il corporativismo era una dottrina di organizzazione dei rapporti sociali; IMI e IRI erano invece istituti di intervento economico.