La legge Acerbo e le elezioni
La legge Acerbo, approvata nel 1923 e applicata alle elezioni del 6 aprile 1924, assegnava alla lista più votata, se raggiungeva almeno il 25% dei voti validi, i due terzi dei seggi della Camera. Il premio di maggioranza poteva quindi trasformare una pluralità di voti in una maggioranza parlamentare molto ampia. Il Listone riuniva fascisti e alleati, ma non era l’unica lista: erano presenti anche liste di opposizione. La campagna elettorale fu segnata da violenze e intimidazioni fasciste; ciò non significa che ogni elettore fosse sottoposto alla medesima costrizione.
La denuncia di Matteotti
Il 30 maggio 1924 il deputato socialista Giacomo Matteotti contestò alla Camera la regolarità delle elezioni, denunciando brogli, violenze e intimidazioni e chiedendo che il risultato fosse annullato. Il suo intervento rese pubbliche le accuse contro le modalità con cui si era svolta la campagna elettorale.
Il delitto e la svolta politica
- Il 10 giugno Matteotti fu rapito e ucciso. L’assassinio provocò una grave crisi politica. Le opposizioni risposero anche con la secessione dell’Aventino, ma non riuscirono a far cadere il governo. La crisi precedette la svolta autoritaria del 1925: è quindi più preciso collegare il delitto al consolidamento della dittatura, anziché presentarlo da solo come l’istante in cui la democrazia cessò definitivamente.