La riforma del 1923
Giovanni Gentile, ministro della Pubblica Istruzione, promosse nel 1923 una riforma che organizzava l’istruzione in percorsi selettivi e differenziati. Il Liceo Classico offriva l’accesso universitario più ampio; altri indirizzi preparavano a studi o attività differenti.
- La selezione contribuiva a riprodurre le disuguaglianze sociali, perché le opportunità dipendevano anche dalle condizioni concrete di accesso e di prosecuzione degli studi.
- La legge prevedeva l’obbligo scolastico fino ai 14 anni: ciò non equivaleva a vietare per legge l’università a chi proveniva da famiglie povere.
È quindi importante distinguere l’effetto selettivo dell’ordinamento da un inesistente divieto generale di accesso universitario basato sulla provenienza sociale.
Il controllo fascista dell’istruzione
La fascistizzazione della scuola fu graduale e non coincise interamente con la riforma del 1923. Il regime intervenne progressivamente sull’educazione e sulla vita scolastica.
- L’Opera Nazionale Balilla fu istituita nel 1926 e coinvolse i giovani in attività di inquadramento.
- Il giuramento di fedeltà fascista per i professori universitari risale al 1931.
- Il libro unico di Stato per le elementari fu introdotto successivamente.
Questi strumenti appartengono a fasi diverse: distinguere ordinamento scolastico e successiva propaganda evita di attribuire ogni misura al 1923.