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Storia · 5. Il fascismo in Italia (1919-1939)

La riforma scolastica Gentile (1923) e il controllo dell'istruzione

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La riforma del 1923

Giovanni Gentile, ministro della Pubblica Istruzione, promosse nel 1923 una riforma che organizzava l’istruzione in percorsi selettivi e differenziati. Il Liceo Classico offriva l’accesso universitario più ampio; altri indirizzi preparavano a studi o attività differenti.

  • La selezione contribuiva a riprodurre le disuguaglianze sociali, perché le opportunità dipendevano anche dalle condizioni concrete di accesso e di prosecuzione degli studi.
  • La legge prevedeva l’obbligo scolastico fino ai 14 anni: ciò non equivaleva a vietare per legge l’università a chi proveniva da famiglie povere.

È quindi importante distinguere l’effetto selettivo dell’ordinamento da un inesistente divieto generale di accesso universitario basato sulla provenienza sociale.

Il controllo fascista dell’istruzione

La fascistizzazione della scuola fu graduale e non coincise interamente con la riforma del 1923. Il regime intervenne progressivamente sull’educazione e sulla vita scolastica.

  • L’Opera Nazionale Balilla fu istituita nel 1926 e coinvolse i giovani in attività di inquadramento.
  • Il giuramento di fedeltà fascista per i professori universitari risale al 1931.
  • Il libro unico di Stato per le elementari fu introdotto successivamente.

Questi strumenti appartengono a fasi diverse: distinguere ordinamento scolastico e successiva propaganda evita di attribuire ogni misura al 1923.

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Fonti

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