Il Patto d’Acciaio e la non belligeranza
Nel maggio 1939 l’Italia fascista e la Germania nazista firmarono il Patto d’Acciaio, un’alleanza che prevedeva assistenza reciproca in caso di guerra. L’Italia, però, era impreparata a un conflitto, sia per le condizioni delle forze armate sia per la scarsità di risorse. Dopo l’invasione tedesca della Polonia, nel settembre 1939, Mussolini scelse la non belligeranza: l’Italia non partecipava ai combattimenti, pur mantenendo legami politici con la Germania.
L’ingresso in guerra
Il 10 giugno 1940, dopo le rapide vittorie tedesche e il crollo della Francia, l’Italia dichiarò guerra a Francia e Regno Unito. Il regime si aspettava una vittoria tedesca rapida e mirava a partecipare ai vantaggi territoriali della pace. Questa scelta non va ricondotta a una sola motivazione: si intrecciarono aspettative di vittoria, obiettivi politici e opportunismo.
La guerra parallela e la dipendenza
- Mussolini puntava a condurre una guerra parallela, cioè a perseguire obiettivi autonomi nei Balcani e in Nord Africa. Le difficoltà militari, tra cui l’insuccesso dell’attacco alla Grecia e le sconfitte in Africa, accrebbero la necessità dell’intervento tedesco. Il progetto di autonomia fallì e l’Italia divenne progressivamente più subordinata alla Germania.