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Storia · 7. La Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza (1939-1945)

L'operazione Barbarossa (22 giugno 1941) e il fronte orientale

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Obiettivi e avvio

Il 22 giugno 1941 la Germania nazista avviò l’Operazione Barbarossa, violando il patto di non aggressione con l’URSS. L’invasione mirava all’espansione territoriale a est, all’acquisizione di risorse e alla distruzione del comunismo; era inoltre legata a una politica razzista e genocidaria. L’avanzata iniziale provocò gravi perdite sovietiche, ma Mosca non fu accerchiata: le truppe tedesche ne raggiunsero le periferie e l’Armata Rossa lanciò una controffensiva il 6 dicembre 1941.

Dallo stallo a Stalingrado

La previsione di una guerra breve si rivelò errata. Alla resistenza sovietica si aggiunsero le difficoltà logistiche, l’estensione del territorio e la capacità industriale sovietica; la terra bruciata, il fango e il gelo aggravarono i problemi tedeschi, ma non furono le sole cause del fallimento.

Nel 1942 l’Operazione Blu puntò verso il Caucaso e le sue risorse petrolifere. L’Italia inviò sul fronte orientale l’ARMIR. A Stalingrado (1942-1943), dopo duri combattimenti urbani, una controffensiva sovietica accerchiò le forze tedesche e portò alla resa del generale Paulus.

  • La sconfitta segnò una svolta sul fronte orientale; l’avanzata sovietica verso ovest proseguì, pur con battute d’arresto.
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Fonti

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