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Storia · 1. L'Italia post-unitaria e l'età giolittiana

L'introduzione del suffragio universale maschile (1912) e le elezioni del 1913

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La riforma elettorale del 1912

La legge del 1912 ampliò notevolmente il corpo elettorale maschile e superò il requisito del censo. Potevano votare gli uomini dai trent’anni, anche se analfabeti; dai ventun anni il voto era possibile per chi possedeva i requisiti d’istruzione previsti oppure aveva prestato servizio militare. Le donne rimasero escluse. Gli elettori passarono da circa tre milioni a quasi nove: un importante allargamento della partecipazione politica.

Le elezioni del 1913 e il Patto Gentiloni

Le elezioni del 1913 furono le prime dopo la riforma. Giolitti temeva che l’ampliamento del voto favorisse i socialisti e cercò l’appoggio dei cattolici attraverso l’intesa con Vincenzo Gentiloni. I cattolici sostennero candidati liberali; questi si impegnarono a tutelare principi e interessi cattolici. L’accordo contribuì alla vittoria liberale e a contenere temporaneamente la forza socialista.

  • Il Patto fu un’intesa elettorale, non una riforma del sistema di voto.
  • Non va presentato come soluzione definitiva della questione romana né gli si deve attribuire come certa una specifica clausola sull’aborto.
  • La riforma allargò il suffragio, ma non lo rese universale per tutti i cittadini.
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Fonti

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