Il carovita e i moti del 1898
Alla fine dell’Ottocento, il carovita e il rincaro del pane alimentarono proteste popolari in diverse zone d’Italia. A Milano, tra il 6 e il 9 maggio 1898, le manifestazioni furono represse dall’esercito, comandato dal generale Bava Beccaris. La repressione causò numerose vittime; è opportuno evitare cifre precise non sicure. Il re Umberto I conferì un’onorificenza al generale, scelta che accrebbe le tensioni politiche.
- I moti esprimevano soprattutto il disagio per le condizioni materiali, non un’unica rivolta organizzata a livello nazionale.
- Nell’età giolittiana, le agitazioni coinvolsero anche lavoratori e contadini, con richieste legate a salari e condizioni di lavoro.
Repressione e crisi politica
Dopo i moti, il governo Pelloux tentò di limitare libertà di stampa, associazione e sciopero. L’opposizione parlamentare ricorse all’ostruzionismo, prolungando i dibattiti per impedire l’approvazione dei provvedimenti. Il contrasto contribuì alla crisi politica di fine secolo.
La gestione giolittiana dei conflitti
Dal 1901, con Giolitti ministro dell’Interno nel governo Zanardelli, si affermò l’orientamento a non intervenire automaticamente a favore dei datori di lavoro durante gli scioperi. Questa neutralità dello Stato ebbe limiti e applicazioni diseguali: non fu una regola sempre rispettata. Le agitazioni favorirono l’organizzazione sindacale, come la nascita della CGL nel 1906.