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Storia · 1. L'Italia post-unitaria e l'età giolittiana

Il "patto Gentiloni" (1913) e le riforme agrarie per il Mezzogiorno

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Il Patto Gentiloni e le elezioni

L’allargamento del suffragio universale maschile accrebbe il peso elettorale dei nuovi votanti e rese più importante per i liberali ottenere consensi oltre ai propri sostenitori tradizionali. In vista delle elezioni del 1913 si svilupparono intese fra l’Unione Elettorale Cattolica e candidati liberali, note come Patto Gentiloni. Non si trattò di un unico contratto firmato personalmente da Giolitti. I candidati coinvolti si impegnavano su questioni care ai cattolici, in cambio del loro sostegno elettorale.

Il patto favorì la partecipazione politica cattolica, ma non abrogò formalmente il Non expedit: deroghe al divieto di partecipazione erano già avvenute prima del 1913. Non significò neppure che la questione romana fosse risolta.

Interventi nel Mezzogiorno

Durante l’età giolittiana furono adottate leggi speciali e realizzate opere pubbliche, tra cui l’Acquedotto Pugliese e interventi industriali e infrastrutturali. Queste misure non equivalsero a una riforma agraria generale di redistribuzione delle terre.

  • Il latifondo era caratterizzato da grandi proprietà terriere concentrate in poche mani.
  • La persistenza di problemi agrari e del divario economico contribuì alla questione meridionale, un fenomeno complesso che non si riduce a una sola causa.

È quindi utile distinguere gli interventi specifici dalla trasformazione strutturale dei rapporti agrari, che non fu realizzata da Giolitti nel quadro descritto.

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Fonti

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