Il proemio e l’invocazione ad Apollo
Il Paradiso si apre affermando che la gloria di Dio pervade l’universo, ma si manifesta con intensità diversa. Dante racconta di aver raggiunto il cielo più alto e di aver contemplato realtà difficili da ricordare e da esprimere. L’ampiezza della materia supera le capacità ordinarie della poesia: perciò il poeta invoca Apollo, chiedendogli un’ispirazione adeguata all’impresa e la forza di meritare la corona d’alloro.
- L’invocazione segnala la solennità e la difficoltà del poema.
- La memoria e il linguaggio umani risultano insufficienti a descrivere pienamente l’esperienza celeste.
La trasumanazione e l’ordine dell’universo
Nel Paradiso Terrestre, Beatrice guarda il sole e Dante la imita. Il poeta sperimenta la trasumanazione, cioè il superamento dei limiti umani, che dichiara impossibile da spiegare interamente con le parole. Accortosi di salire, si domanda come possa elevarsi con il proprio corpo. Beatrice gli chiarisce che ogni creatura tende, secondo la propria natura, verso la destinazione stabilita nell’ordine dell’universo: per esempio, il fuoco sale. L’anima purificata di Dante è orientata verso Dio e quindi verso l’alto. La spiegazione interpreta l’ascesa non come un normale movimento corporeo, ma come effetto dell’ordine provvidenziale e della condizione spirituale raggiunta dal pellegrino.