Neutralità e divisioni politiche
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, l’Italia non entrò subito nel conflitto. La Triplice Alleanza era un patto difensivo e il governo dichiarò la neutralità. Nel Paese si confrontarono neutralisti e interventisti, con motivazioni diverse: tra i primi vi erano giolittiani, cattolici e socialisti; tra i secondi nazionalisti, democratici e altri gruppi favorevoli all’intervento.
Il Patto di Londra
Il 26 aprile 1915, il governo italiano firmò in segreto un accordo con le potenze dell’Intesa, impegnandosi a entrare in guerra al loro fianco entro un mese. In caso di vittoria, erano promessi all’Italia il Trentino e l’Alto Adige, Trieste e l’Istria, una parte della Dalmazia, Valona e il Dodecaneso. Le promesse erano condizionate all’esito vittorioso: il patto non prometteva l’intera Dalmazia, l’Albania o Fiume.
Dalle pressioni all’intervento
- Nel maggio 1915 le manifestazioni interventiste contribuirono ad accrescere la pressione politica, mentre il Parlamento era in maggioranza neutralista. L’Italia dichiarò guerra all’Austria-Ungheria il 23 maggio; le operazioni militari iniziarono il 24. Definire il patto un «colpo di Stato» è un’interpretazione, non una definizione costituzionale indiscussa. Le promesse territoriali vanno inoltre distinte dalle conquiste effettivamente realizzate.