Xenia 1: il dialogo con la moglie scomparsa e la poesia dell'assenza
Il titolo Xenia richiama i doni offerti agli ospiti in partenza: Montale presenta così le poesie rivolte alla moglie scomparsa, Drusilla Tanzi, detta Mosca. Il dialogo non è mistico o religioso: nasce dal ricordo e si esprime con un tono intimo, affettuoso e colloquiale, attraverso dettagli della vita comune. L’esordio, «Caro piccolo insetto / che chiamavano mosca non so perché», mostra subito la familiarità del rapporto e il soprannome della donna.
La vista e la memoria
La poesia costruisce un paradosso: Mosca, gravemente miope, è rappresentata come colei che sapeva vedere con maggiore lucidità. Il poeta, invece, si sente smarrito senza la sua capacità pratica e istintiva di cogliere falsità e ipocrisie. La donna non è una figura angelicata o una guida divina, ma una compagna concreta, fragile e capace di orientarsi nella vita quotidiana.
- Assenza fisica e presenza nella memoria convivono.
- Gli oggetti e le abitudini quotidiane mantengono vivo il legame.
- Il dialogo con Mosca continua interiormente, senza che la poesia affermi una certezza sull’aldilà.
La perdita non viene cancellata: la memoria permette al poeta di conservare la moglie come riferimento e guida.