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Italiano · 13. Eugenio Montale

Ossi di seppia: Meriggiare pallido e assorto, Spesso il male di vivere ho incontrato, I limoni

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Il male reso visibile

Spesso il male di vivere ho incontrato, lirica appartenente a Ossi di seppia, rappresenta il male di vivere attraverso immagini concrete, anziché spiegarlo in modo astratto. Gli oggetti e gli elementi naturali diventano correlativi oggettivi della sofferenza: rendono percepibile una condizione dolorosa e universale.

Le immagini della sofferenza

Nella prima strofa il male si manifesta in tre immagini di impedimento o cedimento:

  • il rivo strozzato, che fatica a scorrere;
  • la foglia riarsa, secca e accartocciata;
  • il cavallo stramazzato, crollato a terra.

Il lessico aspro, con parole come strozzato, gorgoglia e stramazzato, contribuisce a dare forma sensibile al dolore.

La divina Indifferenza

Nella seconda strofa compare la divina Indifferenza, intesa come distacco dalle passioni e come raro momento di tregua dal male, non come felicità piena. La esprimono la statua, la nuvola e il falco alto levato. La struttura contrappone così le immagini sofferenti a quelle immobili o lontane. Il testo richiama inoltre Leopardi nell’idea che il piacere consista soprattutto nell’assenza del dolore. L’enjambement tra foglia e riarsa interrompe la continuità sintattica; gorgoglia richiama invece un suono.

Eugenio MontaleOssi di seppiaMale di vivereCorrelativo oggettivoDivina IndifferenzaContrasto tra le strofe