Il male reso visibile
Spesso il male di vivere ho incontrato, lirica appartenente a Ossi di seppia, rappresenta il male di vivere attraverso immagini concrete, anziché spiegarlo in modo astratto. Gli oggetti e gli elementi naturali diventano correlativi oggettivi della sofferenza: rendono percepibile una condizione dolorosa e universale.
Le immagini della sofferenza
Nella prima strofa il male si manifesta in tre immagini di impedimento o cedimento:
- il rivo strozzato, che fatica a scorrere;
- la foglia riarsa, secca e accartocciata;
- il cavallo stramazzato, crollato a terra.
Il lessico aspro, con parole come strozzato, gorgoglia e stramazzato, contribuisce a dare forma sensibile al dolore.
La divina Indifferenza
Nella seconda strofa compare la divina Indifferenza, intesa come distacco dalle passioni e come raro momento di tregua dal male, non come felicità piena. La esprimono la statua, la nuvola e il falco alto levato. La struttura contrappone così le immagini sofferenti a quelle immobili o lontane. Il testo richiama inoltre Leopardi nell’idea che il piacere consista soprattutto nell’assenza del dolore. L’enjambement tra foglia e riarsa interrompe la continuità sintattica; gorgoglia richiama invece un suono.