Dalla Liguria all’antifascismo
Eugenio Montale nasce a Genova nel 1896. Dopo il diploma da ragioniere, studia canto: un percorso diverso dalla formazione umanistica classica. La Liguria, con il suo paesaggio aspro e roccioso, è centrale nella sua poesia e diventa un’immagine legata al male di vivere.
Nel 1925 firma il Manifesto degli intellettuali antifascisti promosso da Benedetto Croce. Trasferitosi a Firenze, dirige il Gabinetto Vieusseux; nel 1938 viene licenziato dopo aver rifiutato di iscriversi al Partito Fascista. La sua opposizione al regime si manifesta come un rifiuto morale fermo, non come militanza politica.
Milano e il riconoscimento
Dopo la guerra, nel 1948, Montale si trasferisce a Milano e lavora a lungo per il Corriere della Sera, occupandosi di giornalismo e critica. Osserva con distacco e ironia la società dei consumi e la massificazione.
- Nel 1967 è nominato senatore a vita.
- Nel 1975 riceve il Premio Nobel per la Letteratura.
Nel discorso intitolato È ancora possibile la poesia?, riflette sul ruolo della poesia in un mondo segnato dai mass media e dal materialismo: essa conserva valore come voce privata e discreta. Montale muore a Milano nel 1981.