Povertà e marginalità
La povertà assoluta indica la mancanza di risorse essenziali per la sopravvivenza; quella relativa riguarda l’impossibilità di raggiungere lo standard di vita medio della propria società. La povertà fluttuante è invece un disagio economico temporaneo, legato a eventi come la perdita del lavoro o una malattia. La deprivazione relativa può emergere anche dal confronto con gruppi più ricchi o con modelli di consumo diffusi.
Per Zygmunt Bauman, nella società dei consumi chi non può partecipare al consumo rischia di essere marginalizzato. L’espressione vite di scarto descrive questa esclusione: le persone povere vengono percepite come consumatori incapaci di contribuire al sistema, anziché come soggetti pienamente inclusi nella vita sociale.
Disuguaglianze e libertà effettive
- Amartya Sen critica la valutazione dello sviluppo basata soltanto sul reddito o sul PIL: occorre considerare anche come vivono le persone. I funzionamenti sono stati dell’essere e del fare, come essere in salute o istruiti; le capacitazioni sono le libertà effettive di raggiungerli e scegliere tra possibilità diverse. Non poter mangiare per mancanza di risorse è diverso dal scegliere di digiunare.
- L’ISU considera, oltre al reddito, salute e istruzione. Sen sottolinea inoltre che distribuire a tutti gli stessi beni non garantisce uguali libertà: le persone possono avere bisogni differenti.