Misurare la povertà
L’ISTAT distingue la povertà assoluta da quella relativa. La prima riguarda l’impossibilità di acquistare un paniere essenziale di beni e servizi, come cibo, abitazione, riscaldamento e vestiti di base. La seconda si valuta in rapporto al tenore di vita della società: segnala una condizione di svantaggio rispetto agli altri e può comportare l’esclusione dallo stile di vita considerato normale.
- Assoluta: privazione di beni e servizi essenziali.
- Relativa: distanza dalle condizioni di vita diffuse nella società.
Sen e le capacitazioni
Per Amartya Sen, il reddito e il PIL non bastano a descrivere il benessere: non mostrano da soli le disuguaglianze e le opportunità effettive delle persone. I funzionamenti sono gli stati di essere e di fare, come essere istruiti o nutriti; le capacitazioni sono le libertà reali e le opportunità di scegliere tra funzionamenti e realizzare il proprio progetto di vita. Anche Martha Nussbaum collega la povertà alla privazione di queste possibilità. L’ISU considera reddito, istruzione e aspettativa di vita.
Bauman e le nuove povertà
Nella società dei consumi descritta da Zygmunt Bauman, chi non può acquistare è trattato come un consumatore difettoso. La povertà può così accompagnarsi a vergogna, esclusione e criminalizzazione. Nella società industriale, invece, il povero era considerato una riserva di forza lavoro.