Crisi del Welfare e risposta neoliberista
Negli anni Settanta gli shock petroliferi e la stagflazione — inflazione e disoccupazione elevate nello stesso periodo — alimentarono la crisi del Welfare State. Il rallentamento economico riduceva le entrate fiscali mentre la spesa per servizi e prestazioni sociali restava alta: questo squilibrio è definito crisi fiscale dello Stato.
Negli anni Ottanta Margaret Thatcher nel Regno Unito e Ronald Reagan negli Stati Uniti sostennero un ritorno al liberismo. Le politiche associate a questa svolta comprendevano riduzioni della spesa pubblica e delle imposte, privatizzazioni e maggiore flessibilità del lavoro. L’obiettivo dichiarato era ridurre il ruolo dello Stato e favorire il mercato.
Due interpretazioni della crisi
Secondo la lettura neoliberista, il Welfare può alimentare dipendenza dall’assistenza e tasse che frenano iniziativa e crescita. Per la lettura neo-marxista di James O’Connor, invece, lo Stato capitalista deve sostenere sia l’accumulazione delle imprese sia la legittimazione sociale attraverso il Welfare. La tensione tra questi compiti contribuisce alla crisi fiscale: i costi sono sostenuti collettivamente, mentre i profitti restano privati.
Il Terzo Settore
- La crisi e il ridimensionamento dell’intervento pubblico accrescono l’importanza del Terzo Settore, comprendente, per esempio, volontariato e cooperative, nel rispondere ai bisogni sociali.