Il Friuli e la partenza per Roma
Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna nel 1922, ma trascorre in Friuli una parte decisiva della giovinezza. A Casarsa della Delizia scopre il mondo contadino e scrive poesie in dialetto friulano, che considera una lingua distinta dall’italiano borghese. Nel 1947 si iscrive al PCI e si impegna con i braccianti. Dopo l’accusa del 1949, perde il lavoro e lascia il Friuli per Roma con la madre.
Le borgate e il sottoproletariato
Nelle periferie romane Pasolini incontra le borgate e il sottoproletariato, che rappresenta come una realtà marginale ma ancora vitale. In Ragazzi di vita e Una vita violenta racconta i ragazzi di strada con partecipazione e pietà, senza ridurli a figure da condannare. L’uso di italiano e romanesco contribuisce al realismo della narrazione.
L’intellettuale corsaro
- Negli anni Sessanta e Settanta Pasolini denuncia il neocapitalismo e la omologazione culturale: consumi e televisione, secondo la sua interpretazione, cancellano differenze e culture popolari. Chiama questo cambiamento mutazione antropologica. La sua posizione controcorrente emerge anche nel commento agli scontri di Valle Giulia, quando si schiera provocatoriamente con i poliziotti, che considera figli di poveri, contro studenti che descrive come figli di borghesi.