L’inetto e il lottatore
Nell’opera di Svevo l’inetto è insicuro, rinvia le decisioni e fatica ad adattarsi alla vita pratica. La figura passa da Alfonso Nitti, protagonista di Una vita, a Emilio Brentani, protagonista di Senilità, fino a Zeno Cosini, protagonista de La coscienza di Zeno. In questa prospettiva, il lottatore, sicuro e ben adattato, appare limitato dalla propria forma; l’inetto, invece, resta aperto a possibilità diverse. È una rappresentazione letteraria che rovescia il valore consueto dell’adattamento.
Zeno: rinvii e risultati inattesi
Zeno rimanda le decisioni e si percepisce come malato. La promessa di fumare «l’ultima sigaretta» gli permette di immaginare un cambiamento senza realizzarlo. Dopo il rifiuto di Ada e Alberta, sposa Augusta, che gli offre stabilità. Negli affari con Guido, ritenuto più sicuro e capace, finisce per contribuire al recupero del patrimonio familiare. Questi esiti mostrano quanto la vita sia imprevedibile, non una successione di successi meritati e fallimenti inevitabili.
Malattia e ironia
- Le memorie di Zeno sono legate al percorso con il Dottor S.; Zeno abbandona la terapia e il medico pubblica i suoi scritti. La sua dichiarazione di essere guarito, dopo aver avuto successo durante la guerra, è ironica: la salute sembra dipendere dalle circostanze, mentre la società stessa appare malata. La conclusione immagina un’esplosione capace di riportare l’universo al nulla.