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Fisica · 8. Crisi della fisica classica e meccanica quantistica

Effetto fotoelettrico: osservazioni sperimentali, fallimento del modello classico, spiegazione di Einstein con i fotoni (E=hf), funzione lavoro e frequenza di soglia

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Osservazioni sperimentali

L'effetto fotoelettrico è l'emissione di fotoelettroni da un metallo illuminato da luce adeguata. Gli esperimenti mostrano che la frequenza ff è decisiva, mentre l'intensità regola soprattutto il numero di elettroni.

Crisi del modello classico

La teoria ondulatoria di Maxwell non spiega tre risultati:

  • aumentando l'intensità cresce il numero di elettroni, non la loro energia cinetica massima;
  • sotto una frequenza critica non si osserva alcuna emissione, anche con luce intensa;
  • con luce debole l'emissione è immediata, senza lungo accumulo di energia.

Spiegazione di Einstein

Nel 1905 Einstein interpreta la luce come una pioggia di fotoni, ciascuno con energia E=hfE=hf, dove hh è la costante di Planck. Un elettrone esce se hfhf supera il lavoro di estrazione LeL_e; l'energia cinetica massima è Kmax=hf−Le.K_{max}=hf-L_e. La frequenza di soglia è f0=Lehf_0=\frac{L_e}{h}. Se f<f0f<f_0 non avviene emissione; se f=f0f=f_0, Kmax=0K_{max}=0. Poiché c=λfc=\lambda f, fotoni di lunghezza d'onda minore sono più energetici. Nei calcoli si usa spesso l'elettronvolt: 1 eV=1,6×10−19 J1\,\text{eV}=1,6\times10^{-19}\,\text{J}.

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