Intenzionalità della coscienza
Per Edmund Husserl, la coscienza non è un contenitore vuoto: è sempre diretta verso qualcosa. Questa struttura prende il nome di intenzionalità e può riguardare atti diversi, come percepire, ricordare, immaginare o provare un’emozione. In breve, ogni coscienza è coscienza di qualcosa. Husserl riprende il concetto da Franz Brentano e lo pone al centro della propria fenomenologia.
Noesi e noema
La relazione intenzionale presenta due poli inseparabili:
- la noesi è l’atto della coscienza, cioè il modo in cui essa si rivolge a qualcosa;
- il noema è ciò a cui l’atto si riferisce, considerato così come è pensato o appare nell’esperienza.
Se osservo un albero, il mio atto di percepirlo è la noesi; l’albero così come mi appare in quel momento è il noema. Il noema, quindi, non va identificato con la pianta fisica considerata indipendentemente dall’esperienza: riguarda l’oggetto nel suo manifestarsi alla coscienza.
Come analizzare l’esperienza
Noesi e noema sono aspetti correlati della stessa esperienza: non si comprende l’atto senza considerare ciò a cui è diretto, né il correlato intenzionale senza l’atto. La prospettiva fenomenologica invita a descrivere come le cose si manifestano alla coscienza, distinguendo questa analisi dalla considerazione dell’oggetto come semplice realtà fisica.