Pessimismo metafisico: dolore, noia e sofferenza universale
Desiderio, dolore e noia
Per Schopenhauer, vivere significa desiderare: si vuole ciò che manca e la mancanza produce dolore. Alla base di questo ciclo c’è la Volontà di vivere, forza cieca e irrazionale che spinge gli esseri a volere e a sopravvivere. Il piacere non è una condizione stabile, ma una momentanea cessazione del dolore, ottenuta quando un desiderio viene soddisfatto. Poi può subentrare la noia, finché non nasce un nuovo desiderio. La vita oscilla così tra dolore e noia, con intervalli fugaci di piacere.
- Dolore: nasce dal desiderio insoddisfatto.
- Piacere: consiste nella temporanea soddisfazione del desiderio.
- Noia: emerge quando, soddisfatto un desiderio, viene meno uno scopo immediato.
Pessimismo cosmico e amore
Questo pessimismo è cosmico perché la Volontà domina l’intera natura: gli esseri lottano per conservarsi, spesso a danno gli uni degli altri. Secondo Schopenhauer, l’essere umano soffre in modo particolarmente intenso perché l’intelletto gli rende consapevole la propria condizione. Anche l’amore, in questa interpretazione, è uno stratagemma della Volontà volto alla riproduzione: il suo esito è una nuova vita esposta alla sofferenza. L’amore romantico non supera dunque il ciclo del desiderio e del dolore.