Il pensiero: il mondo come volontà cieca e rappresentazione fenomenica
Per Schopenhauer, il mondo è rappresentazione: soggetto che conosce e oggetto conosciuto sono correlati, e l’esperienza si presenta attraverso forme a priori. Il Velo di Maya indica l’apparenza che ci separa dall’essenza della realtà; non significa che il mondo percepito sia semplicemente inesistente. Le forme indicate sono:
- spazio, tempo e principio di ragion sufficiente, che organizza i nessi tra i fenomeni, in particolare quelli causali.
Dalla rappresentazione alla volontà
Il corpo permette un accesso diverso da quello della sola conoscenza esterna: dall’esperienza interiore di bisogni e desideri si riconosce la cosa in sé come Volontà di vivere. Essa non coincide con una decisione cosciente individuale: è una forza cieca, irrazionale e priva di uno scopo finale, presente nella natura e nell’uomo.
Da questa concezione deriva il pessimismo: desiderare significa avvertire una mancanza e quindi soffrire. Il soddisfacimento dà un sollievo temporaneo, interpretato come cessazione del dolore; poi può subentrare la noia o nascere un nuovo desiderio. La vita oscilla così tra dolore e noia. Anche l’amore romantico è ricondotto dalla filosofia di Schopenhauer alla funzione della Volontà di favorire la procreazione.