La svolta civile
La guerra e l’occupazione nazifascista segnano una trasformazione nella poesia di Salvatore Quasimodo. Di fronte alla violenza e al dolore collettivo, il poeta sente una responsabilità sociale: la poesia non può restare concentrata soltanto sull’interiorità, ma deve confrontarsi con la storia e dare voce a un’esperienza condivisa. La svolta comporta un orientamento più civile e comunicativo, senza ridursi a una semplice rinuncia alla ricerca poetica.
- Al centro entrano la guerra, l’oppressione e la distruzione.
- Il punto di vista si apre dal singolo a una dimensione collettiva.
- La parola poetica mira a denunciare e a coinvolgere il lettore.
Il silenzio e le cetre
In Alle fronde dei salici, testo d’apertura di Giorno dopo giorno, Quasimodo affronta il silenzio dei poeti davanti all’orrore. L’immagine delle cetre appese ai salici richiama il Salmo 137: gli Ebrei prigionieri a Babilonia non riescono a cantare. La domanda iniziale, E come potevamo noi cantare, esprime lo stesso problema in relazione alla violenza vissuta dai poeti italiani durante l’occupazione.
Il «piede straniero sopra il cuore» rappresenta l’oppressione; i morti abbandonati nelle piazze rendono concreta la tragedia. Il silenzio non è indifferenza: segnala l’inadeguatezza del canto di fronte alla sofferenza e prepara una poesia più attenta alla realtà collettiva.