Menu Maturando
Crea account gratuitoHai già un account? Accedi

Italiano · 9. Guido Gozzano

Il pensiero poetico: ironia, nostalgia e le «buone cose di pessimo gusto»

  • Riassunto
  • Argomento 2 di 5

Si inizia gratis

Hai ripassato. Adesso mettiti alla prova.

Accedi per salvare i progressi e iniziare un quiz.

Ironia e «vergogna della poesia»

Nel pensiero poetico di Guido Gozzano, l’ironia crea distanza sia dalla realtà sia dall’immagine del poeta. La cosiddetta vergogna della poesia esprime il dubbio che scrivere versi abbia un ruolo elevato o utile nella modernità. Ne deriva uno sdoppiamento: da una parte il desiderio di una vita borghese tranquilla, dall’altra lo sguardo distaccato del poeta, che osserva anche se stesso. In questo senso Gozzano si contrappone al modello eroico e sublime associato a D’Annunzio.

Nostalgia e ruolo di spettatore

La nostalgia non riguarda grandi epoche storiche, ma un passato provinciale e familiare, legato ai nonni e agli ambienti borghesi. È una fuga malinconica: il poeta idealizza affetti e semplicità che sente irraggiungibili. La malattia contribuisce al suo ruolo di spettatore, separato dalla vita degli altri; amore e giovinezza possono così apparire come esperienze perdute o non pienamente vissute.

Le «buone cose di pessimo gusto»

  • Gozzano introduce nella poesia oggetti quotidiani e fuori moda: ninnoli, stampe, carillon e mobili di salotto. Il loro valore poetico nasce dai ricordi e dall’atmosfera domestica, non dal lusso. Elenchi concreti e linguaggio prosastico abbassano il tono lirico; accostati alla metrica tradizionale, producono un contrasto ironico. La nostalgia, dunque, convive con la consapevolezza ironica del poeta.
IroniaVergogna della poesiaSdoppiamentoNostalgiaCrepuscolarismo