Il crepuscolarismo: rifiuto del poeta-vate e poetica delle piccole cose
Il Crepuscolarismo è un clima culturale diffuso in Italia nel primo decennio del Novecento, non una scuola letteraria organizzata. Il termine richiama il tramonto e il senso di conclusione di una stagione poetica. I crepuscolari contestano il modello del poeta-vate, guida morale ed eroe, associato a figure come D'Annunzio e Carducci.
L’antieroe crepuscolare
La poesia non celebra più imprese eroiche: dà voce alla debolezza, alla malinconia e al senso d’inadeguatezza del poeta, che si percepisce inadatto alla vita attiva. Sergio Corazzini esprime questa crisi nella domanda Perché tu mi dici: poeta? Ricorrono la rinuncia e il ripiegamento in una dimensione privata, infantile o provinciale.
Gozzano e le piccole cose
- Guido Gozzano sostituisce gli scenari lussuosi con ambienti borghesi e provinciali, popolati da oggetti quotidiani e logori, le buone cose di pessimo gusto. Compaiono vecchie ville, salotti, stampe e carillon, oltre a figure femminili semplici. La malattia è vissuta come una condanna. L’ironia gli permette di prendere le distanze da sé e dal mondo rappresentato. Anche lo stile accosta il linguaggio colloquiale a termini colti: lo scontro di registri produce un effetto ironico e ridimensiona la solennità poetica.