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Italiano · 6. Giovanni Pascoli

Vita e contesto storico: il trauma familiare e la poetica del nido

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Il trauma familiare

La vicenda di Pascoli è segnata dall’uccisione del padre Ruggero, assassinato a fucilate il 10 agosto 1867 mentre tornava a casa. I responsabili non furono individuati né puniti. Le successive morti in famiglia aggravarono la perdita degli affetti e delle sicurezze economiche, trasformando l’infanzia del poeta in un’esperienza di lutto. Durante gli studi a Bologna Pascoli attraversò una fase di impegno politico; dopo l’arresto del 1879 e l’assoluzione si allontanò dalle lotte politiche, dedicandosi all’insegnamento e alla poesia.

Il mito del nido

I lutti e la crisi delle certezze di fine Ottocento alimentano in Pascoli angoscia e smarrimento. Il mondo esterno gli appare minaccioso e violento. Il nido familiare diventa così un rifugio protettivo, legato agli affetti intimi e al ricordo dei morti: è anche il tentativo di ricostruire la famiglia perduta. A Castelvecchio vive con le sorelle Ida e Maria e rinuncia a formare una famiglia propria. Il matrimonio di Ida è vissuto da Pascoli come un tradimento e provoca una crisi.

Una protezione ambivalente

  • Il nido protegge dalla durezza del mondo, ma può anche diventare una prigione: il desiderio di conservare intatto il nucleo familiare limita l’autonomia e la vita adulta. Questa duplicità aiuta a collegare il trauma biografico alla poetica pascoliana.
Giovanni Pascoli10 agostoTrauma familiareNido familiareCastelvecchio