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Italiano · 6. Giovanni Pascoli

Myricae: Lavandare, X Agosto, Temporale, Il lampo, Il tuono

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Myricae: le piccole cose

Myricae è la raccolta poetica più famosa di Giovanni Pascoli. Il titolo latino significa «tamerici», piccoli arbusti di campagna, e richiama l’attenzione sulle cose umili e quotidiane. I paesaggi rurali, però, non sono semplici scenari: gli elementi naturali assumono valore simbolico e rinviano a inquietudini, misteri e traumi personali.

Suoni, immagini e nido

Il fonosimbolismo affida ai suoni delle parole, comprese le onomatopee, la capacità di evocare sensazioni. L’impressionismo presenta la realtà attraverso immagini e suoni improvvisi, più che con una descrizione ordinata. Nei testi ricorre anche il nido familiare, immagine di protezione contrapposta a un mondo esterno minaccioso; per Pascoli il nido è segnato da una perdita traumatica.

Cinque poesie

  • In Lavandare, l’aratro dimenticato nel paesaggio autunnale esprime solitudine e abbandono.
  • X Agosto collega l’uccisione della rondine a quella del padre del poeta; le stelle cadenti diventano il pianto del cielo sul male.
  • In Temporale, tra i segni minacciosi spicca un’ala bianca di gabbiano.
  • In Il lampo, una casa appare per un istante nel buio, come un occhio impaurito.
  • In Il tuono, il fragore si conclude con il canto materno e il movimento della culla, che richiamano la sicurezza del nido.
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