Lo Spleen: una condizione interiore
In Baudelaire lo Spleen è una condizione esistenziale profonda, non una tristezza momentanea: unisce tedio, angoscia e senso di oppressione, fino a paralizzare interiormente l’individuo. Il termine è ricondotto alla tradizione medica antica, che associava la milza alla malinconia; nella poesia diventa una condizione psicologica.
- Il tempo è vissuto come una durata dolorosa e senza significato.
- La speranza si spegne e la realtà appare soffocante.
- Possono emergere immagini macabre o grottesche, come nel componimento Spleen (IV), dove il cielo è rappresentato come un peso opprimente.
Modernità e alienazione
La metropoli moderna è presentata come uno spazio in cui l’affollamento non elimina la solitudine: l’individuo può sentirsi estraneo alla folla e isolato. Lo Spleen si collega così all’esperienza di alienazione descritta nel materiale: la vita urbana appare inospitale e il rapido mutamento della città può cancellare riferimenti e ricordi.
- La mercificazione dell’arte e la perdita di un ruolo sociale riconosciuto contribuiscono al disagio dell’intellettuale.
- L’attenzione poetica può rivolgersi anche al brutto e alle figure marginali.
Il tedio non è quindi soltanto noia: esprime il rapporto tormentato tra individuo, città e modernità.