Un intellettuale nella Germania guglielmina
Max Weber è uno dei fondatori della sociologia moderna. Vive in una Germania segnata da una rapida industrializzazione e, al tempo stesso, da un sistema politico e sociale autoritario, nel quale esercito e burocrazia hanno un ruolo importante. Osserva una società in profondo cambiamento. Dopo un grave crollo nervoso, interrompe per diversi anni l’insegnamento; in seguito partecipa alla vita politica tedesca e contribuisce alla stesura della Costituzione della Repubblica di Weimar.
La sociologia comprendente
A differenza dell’orientamento positivista, che cerca di studiare la società con metodi analoghi a quelli delle scienze naturali e di individuare leggi generali, Weber pone al centro il significato dell’agire. La sociologia deve comprendere le motivazioni, gli scopi e i valori a cui gli individui orientano le proprie azioni. La società è quindi un intreccio di azioni dotate di senso, da interpretare.
Razionalizzazione e disincanto
- La modernità è caratterizzata dalla razionalizzazione: il ricorso a calcolo, scienza, tecnica e organizzazione per rendere la vita più controllabile ed efficiente. Weber collega questo processo al disincanto del mondo, cioè al venir meno delle spiegazioni magiche e mistiche. Ne evidenzia anche i rischi: burocrazia e regole possono limitare l’individuo, chiuso nella metaforica gabbia d’acciaio di un sistema in cui l’efficienza prevale sui valori umani.