Il lavoro alienato
Per Marx, nel capitalismo il lavoro, che potrebbe essere espressione della creatività e occasione di realizzazione, diventa una condizione di sfruttamento. L’alienazione assume quattro forme: l’operaio è separato dal prodotto, che non gli appartiene; dall’attività, imposta e ripetitiva; dalla propria essenza, perché non si realizza nel lavoro; e dagli altri, in un rapporto segnato dal conflitto con il capitalista. La fonte individua nella proprietà privata dei mezzi di produzione la causa di questa condizione e indica come soluzione la sua abolizione tramite una rivoluzione sociale guidata dalla classe operaia, verso una società comunista senza classi.
Merce e plusvalore
- In Il Capitale, Marx distingue il valore d’uso, legato all’utilità di una merce, dal valore di scambio, connesso alla quantità di lavoro socialmente necessario per produrla. Nel capitalismo anche la forza-lavoro è una merce: il capitalista la remunera con un salario sufficiente, secondo la fonte, al mantenimento dell’operaio. Nell’esempio di una giornata di otto ore, le prime quattro producono un valore pari al salario; le altre quattro costituiscono pluslavoro. Il valore aggiuntivo generato è il plusvalore, da cui deriva il profitto. La fonte distingue inoltre il capitale costante, investito in macchine e materie prime, dal capitale variabile, impiegato nei salari e capace di generare nuovo valore.