Due modi di intendere il tempo
Bergson distingue il tempo spazializzato, misurato da orologi, fisica e matematica, dal tempo vissuto dalla coscienza. Il primo è quantitativo: gli istanti appaiono separati, omogenei e disposti in successione, come perle di una collana. Questa rappresentazione permette di misurare il tempo e di considerare ripetibili gli esperimenti.
La durata (durée) è invece il tempo qualitativo dell’esperienza interiore. È un flusso continuo e indivisibile, nel quale gli stati di coscienza si compenetrano. Il passato non svanisce: si conserva e contribuisce a formare il presente. La durata è irreversibile, perché un’esperienza successiva è vissuta da una persona trasformata da ciò che ha già vissuto.
La melodia come esempio
- La collana di perle rappresenta il tempo scientifico, suddiviso in unità distinte.
- Il gomitolo di lana e la valanga illustrano la durata, che incorpora il passato mentre procede.
- Una melodia non è percepita come una semplice serie di note isolate: la coscienza collega le note passate a quelle presenti, cogliendo un insieme continuo.
La distinzione mostra che misurare il tempo e viverlo sono operazioni diverse: la durata è creazione continua e, nella vita, apre alla novità e alla libertà.