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Filosofia · 14. Henri Bergson

Il pensiero: durata (durée) e tempo qualitativo vs tempo spazializzato

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Due modi di intendere il tempo

Bergson distingue il tempo spazializzato, misurato da orologi, fisica e matematica, dal tempo vissuto dalla coscienza. Il primo è quantitativo: gli istanti appaiono separati, omogenei e disposti in successione, come perle di una collana. Questa rappresentazione permette di misurare il tempo e di considerare ripetibili gli esperimenti.

La durata (durée) è invece il tempo qualitativo dell’esperienza interiore. È un flusso continuo e indivisibile, nel quale gli stati di coscienza si compenetrano. Il passato non svanisce: si conserva e contribuisce a formare il presente. La durata è irreversibile, perché un’esperienza successiva è vissuta da una persona trasformata da ciò che ha già vissuto.

La melodia come esempio

  • La collana di perle rappresenta il tempo scientifico, suddiviso in unità distinte.
  • Il gomitolo di lana e la valanga illustrano la durata, che incorpora il passato mentre procede.
  • Una melodia non è percepita come una semplice serie di note isolate: la coscienza collega le note passate a quelle presenti, cogliendo un insieme continuo.

La distinzione mostra che misurare il tempo e viverlo sono operazioni diverse: la durata è creazione continua e, nella vita, apre alla novità e alla libertà.

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