L'evoluzione delle parole: dall'esclusione alla persona
Le parole influenzano il modo in cui la società considera le persone. Espressioni come invalido e handicappato sono associate a una visione che concentra l’attenzione sulla condizione individuale. La formulazione persona con disabilità mette invece al centro la persona, senza ridurla a una sola caratteristica. Un linguaggio stigmatizzante può favorire emarginazione, pietismo o rappresentazioni stereotipate, per esempio quella della persona come «supereroe». Anche diversamente abile è criticato nella fonte perché può nascondere la parola disabilità; è preferibile evitare inoltre «costretto in carrozzina», poiché la sedia a rotelle può essere uno strumento di autonomia.
Il Modello Sociale, l'ICF e la Legge 104
Il modello sociale mette in evidenza come le barriere dell’ambiente possano ostacolare la partecipazione: per esempio, le scale possono impedire l’accesso a un edificio a una persona che usa la sedia a rotelle. L’ICF, adottata dall’OMS nel 2001 secondo la fonte, considera il funzionamento della persona nel suo ambiente: funzioni e strutture corporee, attività, partecipazione e fattori ambientali, tra cui barriere e facilitatori. La Legge 104 del 1992 è indicata come legge quadro italiana per assistenza, integrazione sociale e diritti delle persone con disabilità. Nelle definizioni tradizionali, menomazione, disabilità e handicap si riferiscono rispettivamente al danno, alla limitazione e allo svantaggio sociale; l’ICF sposta l’attenzione sulla loro interazione con l’ambiente.
- Nell’analisi, collegare condizioni individuali, ambiente e partecipazione.