Tre critiche all’attivismo pedagogico
Nel Novecento, diverse correnti contestano l’idea che metodi scientifici e tecniche didattiche siano sufficienti a educare: propongono fini spirituali, sociali o filosofici.
- Maritain, esponente del Personalismo, pone al centro la dignità della persona e l’umanesimo integrale: la formazione deve sviluppare mente, corpo e spirito, promuovendo libertà interiore e capacità di pensare. L’educatore è anche una guida morale.
- Makarenko, nella pedagogia marxista, assegna al collettivo un ruolo centrale: esso è insieme mezzo e fine dell’educazione. Lavoro produttivo, organizzazione disciplinata e responsabilità verso il gruppo contribuiscono a formare l’“uomo nuovo”. Gramsci critica la scuola attiva perché la ritiene troppo libera e propone una scuola comune, rigorosa, capace di dare anche ai figli dei lavoratori gli strumenti culturali per emanciparsi.
- Gentile concepisce l’educazione come incontro spirituale tra maestro e allievo, non come applicazione di tecniche sperimentali. La Riforma Gentile del 1923 valorizza il Liceo Classico, distingue i percorsi di studio e prevede esami di Stato selettivi.
Confronti
Le tre prospettive condividono la critica alla riduzione dell’educazione a metodo, ma divergono sui suoi fini: formazione della persona per Maritain, trasformazione sociale per Makarenko e unione spirituale nell’insegnamento per Gentile. Gramsci insiste invece sulla funzione emancipatrice dello studio rigoroso.