Angoscia, disperazione e salto della fede
Per Kierkegaard, al centro della riflessione c’è il Singolo, l’individuo concreto, chiamato a scegliere tra possibilità diverse. L’angoscia nasce dalla consapevolezza di questa libertà e dall’incertezza delle conseguenze: è una vertigine di fronte a possibilità indefinite, non la paura di un pericolo preciso. Riguarda il rapporto con il mondo.
La disperazione, definita «malattia mortale», riguarda invece il rapporto dell’io con se stesso. Può consistere nel voler essere autosufficienti oppure nel voler fuggire da ciò che si è.
Gli stadi e la fede
Gli stadi dell’esistenza esprimono scelte alternative, secondo la logica dell’Aut-Aut:
- Estetico: ricerca del piacere e dell’attimo; noia e malinconia possono condurre alla disperazione. Don Giovanni ne è il simbolo.
- Etico: assunzione di responsabilità e rispetto delle regole; non basta, secondo Kierkegaard, a salvare l’uomo.
- Religioso: riconoscimento della dipendenza da Dio, raggiunto con il salto della fede, non mediante una dimostrazione razionale.
La fede è paradossale perché può entrare in conflitto con la morale umana: la vicenda di Abramo ne rappresenta il simbolo. A differenza della conciliazione attribuita a Hegel, Kierkegaard insiste sulla scelta individuale e sull’assenza di una sintesi tra gli stadi.