La proiezione religiosa
Per Feuerbach, non è Dio a creare l’uomo: è l’uomo a proiettare in Dio le proprie qualità migliori, come ragione, moralità e amore. Le immagina perfette e infinite perché, nella vita concreta, si riconosce limitato, mortale e imperfetto. Per questo la teologia può essere ricondotta all’antropologia: parlare di Dio significa, in realtà, parlare dell’essenza umana idealizzata.
- L’alienazione religiosa consiste nel separare da sé le proprie qualità e attribuirle a Dio.
- Quanto più l’uomo arricchisce Dio di perfezioni, tanto più rischia di svalutare se stesso e la realtà terrena.
Dall’ateismo all’umanismo
La consapevolezza di questa proiezione consente, secondo Feuerbach, di riappropriarsi delle qualità attribuite a Dio. Il suo ateismo non è soltanto negazione della divinità: è anche un impegno a porre l’uomo al centro, dando forma all’umanismo antropologico.
Feuerbach distingue inoltre la fede, orientata alla salvezza ultraterrena individuale, dall’amore, che spinge a occuparsi degli altri e dei problemi concreti. Il suo obiettivo è liberare l’amore dalla subordinazione alla fede e rivolgerlo all’umanità. Nel confronto con Hegel e Marx, l’alienazione di Feuerbach è religiosa e psicologica: riguarda la proiezione delle qualità umane in Dio.