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Scienze Naturali · 7. Vulcani e terremoti

Il Vesuvio: storia eruttiva (79 d.C., 1631, 1944), classificazione come stratovulcano, rischio vulcanico nell area vesuviana, Piano Nazionale di Emergenza e monitoraggio

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Identikit e storia eruttiva

Il Vesuvio è un stratovulcano: il cono deriva dall’accumulo alternato di colate laviche e depositi piroclastici. Il magma è viscoso per l’alto contenuto di silice (SiO2SiO_2), quindi i gas restano intrappolati e generano forti pressioni: Magma→Fuso silicato+Gas (H2O,CO2,SO2)+CristalliMagma \rightarrow \text{Fuso silicato} + \text{Gas } (H_2O, CO_2, SO_2) + \text{Cristalli} Le date chiave sono:

  • 79 d.C.: eruzione pliniana, con colonna alta decine di chilometri e flussi piroclastici (V≥1 km3V \geq 1 \text{ km}^3).
  • 1631: eruzione sub-pliniana dopo un lungo riposo.
  • 1944: eruzione mista effusiva-esplosiva, l’ultima; segue quiescenza con degassamento fumarolico.

Rischio e piano di emergenza

Il rischio vulcanico si stima con R=P×V×ER = P \times V \times E: PP è la pericolosità, VV la vulnerabilità, EE l’esposizione. Nell’area vesuviana EE è enorme. Il Piano Nazionale di Emergenza distingue la Zona Rossa, esposta ai flussi piroclastici (T>400∘CT > 400^\circ C, v>100 km/hv > 100 \text{ km/h}), dove serve evacuazione preventiva, e la Zona Gialla, soggetta a ricaduta di ceneri e lapilli. I comuni della Zona Rossa sono gemellati con regioni italiane. L’INGV monitora i precursori vulcanici: sismicità locale, deformazione del suolo e variazione del rapporto [CO2][H2O]\frac{[CO_2]}{[H_2O]} nei gas fumarolici.

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