Totalitarismo: ideologia e terrore
In Le origini del totalitarismo, Hannah Arendt analizza il totalitarismo come una forma di dominio nuova, distinta dalla semplice dittatura. Lo descrive attraverso due elementi connessi:
- Ideologia: una visione che pretende di spiegare integralmente la storia e non ammette dubbi.
- Terrore: una forma di dominio esercitata anche attraverso la polizia segreta e i campi di concentramento. Il campo è presentato come il luogo in cui il regime mira a distruggere l'individualità.
La banalità del male
Nel resoconto del processo a Adolf Eichmann, Arendt mette in discussione l'idea che il male estremo debba derivare da una personalità eccezionalmente malvagia. Eichmann appare come un burocrate che si giustifica richiamandosi agli ordini ricevuti e alla legge. La banalità del male indica il rischio che persone comuni partecipino a crimini gravissimi rinunciando al giudizio e al pensiero autonomo; non significa che il male sia innocuo.
Vita activa: lavoro, opera, azione
Arendt distingue tre attività: il lavoro, legato alla sopravvivenza biologica e a un ciclo ricorrente; l'opera, che costruisce oggetti durevoli; e l'azione, svolta con gli altri attraverso parole e fatti. La trattazione le dispone in una gerarchia culminante nell'azione, associata alla politica e alla libertà. La società moderna, concentrata sulla produzione e sul consumo, rischia di trascurare questa capacità di agire insieme e iniziare qualcosa di nuovo.