La vita attiva e la politica
Arendt distingue tre attività fondamentali della vita attiva:
- Lavorare risponde alle necessità della sopravvivenza biologica.
- Operare costruisce un mondo artificiale di oggetti e opere.
- Agire consiste nell’interazione con gli altri attraverso parole e azioni; è la dimensione propriamente politica.
Il totalitarismo, esemplificato dal nazismo e dallo stalinismo, distrugge lo spazio dell’agire: reprime il dialogo e la partecipazione, isola le persone tramite il terrore e riduce la società a una massa passiva. Così gli individui perdono la possibilità di agire insieme.
Eichmann e la banalità del male
Nel processo a Gerusalemme seguito da Arendt nel 1961, Adolf Eichmann appare come un funzionario ordinario, non come un mostro eccezionale. La banalità del male indica il contrasto tra la gravità estrema dei crimini e la figura di chi li compie senza un pensiero critico adeguato. Secondo l’analisi presentata, Eichmann eseguiva gli ordini senza interrogarsi sulle conseguenze morali delle proprie azioni.
- Il concetto non rende banali i crimini: mette a fuoco l’assenza di riflessione e di giudizio.
- L’obbedienza burocratica, priva di pensiero autonomo, è centrale nell’interpretazione del caso.