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Italiano · 10. Giuseppe Ungaretti

Il dolore: la tragedia personale e la maturazione poetica

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  • Argomento 6 di 7

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Il dolore privato e quello collettivo

La raccolta Il Dolore, pubblicata nel 1947, nasce da tragedie personali e storiche. Nel 1939, mentre si trova in Brasile per insegnare all’università, Ungaretti perde il figlio Antonietto, di nove anni, e affronta anche la morte del fratello. Al lutto privato si aggiunge il dolore collettivo della Seconda Guerra Mondiale e dell’occupazione nazifascista di Roma. Nella raccolta, le sofferenze individuali si intrecciano con quelle di una nazione in rovina.

In Non gridate più, il poeta rivolge un appello a fermare la violenza e a rispettare i defunti: il verso «Cessate di uccidere i morti» condensa questa richiesta. La guerra e la perdita non appaiono più come esperienze dotate di senso, ma come un’ingiustizia devastante.

La maturazione stilistica

Di fronte al dolore, Ungaretti modifica la propria forma poetica e recupera elementi della tradizione:

  • torna a impiegare versi tradizionali, in particolare endecasillabi e settenari;
  • reintroduce la punteggiatura e una sintassi più strutturata;
  • adotta un lessico più elevato e solenne, accostato dalla fonte a Petrarca e Leopardi.

Rispetto a L’Allegria, caratterizzata da versi liberi e brevi, essenzialità e assenza di punteggiatura, Il Dolore esprime la tragedia attraverso una forma più ordinata e corale. Il recupero della tradizione diventa così un argine formale alla disperazione.

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