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Wittgenstein: il filosofo che smentì sé stesso (e cambiò tutto)

Wittgenstein: il filosofo che smentì sé stesso (e cambiò tutto)

Guida completa al filosofo più rivoluzionario del Novecento: dal Tractatus alle Ricerche Filosofiche, scopri la svolta che cambiò la filosofia analitica. Schema comparativo e trucchi per l'orale.

Perché Wittgenstein è diverso da tutti gli altri

Se devi scegliere un filosofo da portare all'orale della maturità che faccia impressione, Ludwig Wittgenstein è la scelta perfetta. Non solo perché è considerato il più grande filosofo del Novecento, ma perché la sua storia personale sembra uscita da un romanzo: un miliardario austriaco che distrugge la propria eredità, combattente eroico nella Prima Guerra Mondiale, maestro elementare in un paesino sperduto, e infine professore a Cambridge dove terrorizzava i colleghi.

Ma c'è di più. Wittgenstein è l'unico grande pensatore che ha pubblicato un'opera capolavoro (il Tractatus) per poi passare trent'anni a spiegare perché quell'opera era sbagliata. Questo non è un fallimento: è l'esempio più alto di onestà intellettuale. Preparati, perché capire Wittgenstein significa capire che la filosofia non serve a dire cose profonde sull'universo, ma a chiarire i limiti del nostro linguaggio.

Trucco mnemonico: ricorda che ci sono "due Wittgenstein" separati dalla svolta degli anni Trenta. Il primo cerca la logica perfetta, il secondo scopre che il linguaggio è un gioco.

La vita: dal palazzo di Vienna ai campi di battaglia

Nato a Vienna il 26 aprile 1889 da una delle famiglie più ricche d'Europa (padre acciaierie, casa con ascensori), Ludwig cresce in un ambiente di eccezionale raffinatezza culturale: in salotto si incontrano Mahler, Klimt, Freud. Eppure, la casa è un luogo di oppressione: tre dei suoi quattro fratelli si suicideranno.

Dopo studi di ingegneria a Berlino e Manchester (si occupa di aeronautica), Wittgenstein scopre i Principles of Mathematics di Bertrand Russell e capisce la sua vocazione. Si trasferisce a Cambridge nel 1911 dove Russell, dopo averlo testato, dichiara: "Il prossimo grande passo della filosofia lo farà lui".

Scoppia la Prima Guerra Mondiale. Wittgenstein si arruola volontario nell'esercito austro-ungarico, combatte sul fronte orientale, viene decorato con la medaglia d'argento al valore militare con la spada. È in trincea, tra la vita e la morte, che scrive le note che diventeranno il Tractatus Logico-Philosophicus, pubblicato nel 1921.

Dopo la guerra, convinto di aver risolto tutti i problemi filosofici, si ritira: diventa maestro elementare nei villaggi austriaci (1920-1926), poi giardiniere in un monastero. Costruisce anche una casa minimalista per la sorella a Vienna, capolavoro di architettura moderna.

Il ritorno a Cambridge avviene nel 1929. Qui matura la svolta: capisce che il Tractatus era fondamentalmente errato. Inizia a insegnare (succede a Moore), ma pubblica quasi nulla di nuovo in vita. Muore a Cambridge il 29 aprile 1951. Le sue lezioni vengono raccolte nelle Ricerche Filosofiche, pubblicate postume nel 1953 dalla discepela Elizabeth Anscombe.

Il primo Wittgenstein: Il Tractatus e il linguaggio come immagine

Diagramma della teoria dell'immagine del Tractatus di Wittgenstein con proposizioni elementari e fatti
La struttura logica del Tractatus: dal fatto al pensiero, dal pensiero alla proposizione

Il Tractatus Logico-Philosophicus è un libro breve, frammentato in sette numeri principali (1-7), ognuno con decine di proposizioni decimali (1.1, 1.11, ecc.). Il numero 7 è una sola frase: "Di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere". Questo ti dice tutto sul carattere lapidario dell'opera.

Il mondo è l'insieme dei fatti, non delle cose

Wittgenstein rompe con la tradizione ontologica. Non è importante l'oggetto isolato (la sedia), ma il fatto che quella sedia sia in quel posto. I fatti sono "accadimenti di oggetti" e formano lo stato di cose (Sachverhalt). Il mondo è la totalità dei fatti positivi e negativi.

Concetto chiave: la proposizione è un'immagine logica (Bild) della realtà. Come la nota musicale rappresenta il suono, la proposizione rappresenta il fatto attraverso la sua forma logica. Affinché la proposizione sia vera, deve avere la stessa struttura logica del fatto che descrive.

I limiti del linguaggio

Ecco il punto critico: il linguaggio può rappresentare solo ciò che può essere pensato, e può pensare solo ciò che è nel mondo. Tutto ciò che è trascentente (Dio, l'etica, l'io, il senso della vita) sta al di fuori del mondo. Non è falso dire "Dio esiste": è senza senso (unsinnig), perché non corrisponde a nessun possibile stato di cose verificabile.

Questo porta Wittgenstein a una concezione mistico-trascendentale: l'etica non può essere detta, può solo essere mostrata (gezeigt). Esistono cose che sono ineffabili ma che sentiamo (l'esistenza del mondo, il valore assoluto). Il filosofo deve "scalare" la scala del linguaggio per poi gettarla via, come si fa con una scala dopo essere saliti.

Collegamento interdisciplinare: questa teoria influenzerà il Circolo di Vienna (Schlick, Carnap, Neurath) che interpreterà Wittgenstein come un positivista logico, cioè uno che vuole eliminare la metafisica. Lui stesso però negherà questa interpretazione, mantenendo che il Trascendente esiste, ma è indicibile.

La crisi e la svolta: perché il Tractatus non funziona

Negli anni Venti, Wittgenstein è convinto di aver liquidato la filosofia. Ma conversazioni con il matematico intuitionista Brouwer, con Ramsey, e soprattutto l'autocritica, lo portano a scoprire il difetto fondamentale del Tractatus: l'idea che esista un'essenza del linguaggio, una forma logica universale sottostante a tutte le proposizioni.

L'errore è credere che il linguaggio abbia sempre la funzione di rappresentare la realtà. In realtà, il linguaggio ha innumerevoli funzioni: ordini, domande, saluti, preghiere, scherzi. Questa scoperta apre la seconda fase, quella delle Ricerche Filosofiche.

Il secondo Wittgenstein: Giochi linguistici e forma di vita

Schema dei giochi linguistici di Wittgenstein con esempi pratici di uso del linguaggio
I giochi linguistici: il significato di una parola è il suo uso nella forma di vita

Il linguaggio non è un calcolo rigido, è un gioco (Spiel). Non un gioco con regole scritte una volta per tutte, ma qualcosa di simile al gioco del calcio, degli scacchi, o al gioco dei bambini che lanciano la palla: attività regolate da pratiche sociali.

Significato come uso

La frase celebre è: "Per una gran parte degli impieghi della parola 'significato' possiamo definire questo termine così: il significato di una parola è il suo uso nel linguaggio" (Ricerche, §43). Non c'è un'entità astratta "significato" legata alla parola come un'etichetta. La parola "dolore" non indica un oggetto mentale privato, ma è usata in un contesto comportamentale, pubblico, di forma di vita (Lebensform).

Famiglie di somiglianze

Contro l'essenza platonica, Wittgenstein propone il concetto di famiglia di somiglianze. I vari giochi linguistici non hanno un tratto comune essenziale (come non c'è un tratto comune a tutti i membri di una famiglia), ma una rete di somiglianze parziali. Uno ha il naso del nonno, l'altro gli occhi della zia. Allo stesso modo, i concetti si estendono per analogia.

Il linguaggio privato è impossibile

Questo è l'argomento più famoso delle Ricerche (§243-§315). Un "linguaggio privato" sarebbe un linguaggio in cui una persona dà nomi alle proprie sensazioni private, sensazioni che nessun altro può conoscere. Wittgenstein dimostra che è impossibile: per avere un linguaggio ci vuole una regola, e una regola richiede una pratica pubblica, una comunità che la controlli. Senza criteri pubblici di correttezza, non c'è significato.

Esempio pratico: immagina di tenere un diario e ogni volta che hai una certa sensazione scrivi "S". Come sai che oggi "S" indica la stessa cosa di ieri? Serve un criterio, ma se è privato, non puoi distinguere tra "ricordare correttamente" e "credere di ricordare correttamente". Il dubbio diventa assurdo.

Seguire una regola

Un altro tema fondamentale è la natura del seguire una regola. Non si tratta di un processo mentale (un'interpretazione), ma di una pratica sociale, istituzionalizzata. "Seguire una regola" è un'usanza (Institution). Questo collega il linguaggio alle forme di vita: non esistono pensieri privati pre-linguistici; il pensiero è intrinsecamente linguistico e sociale.

Schema riassuntivo: Tractatus vs Ricerche Filosofiche

ConcettoTractatus (Wittgenstein I)Ricerche Filosofiche (Wittgenstein II)
Natura del linguaggioImmagine logica della realtàStrumento pluriforme (giochi linguistici)
StrutturaForma logica universale, analisi in proposizioni elementariFamiglie di somiglianze, nessuna essenza comune
SignificatoCorrispondenza con fatti del mondoUso nella forma di vita
FilosofiaAnalisi logica per eliminare problemi pseudofilosoficiTerapia linguistica per dissolvere confusioni concettuali
Etica/MisticaIneffabile, mostrabile ma non dicibileParte della forma di vita, espressa nell'agire
Io/PrivatoIo trascendentale (limite del mondo, non parte)Criteri pubblici; linguaggio privato impossibile

Collegamenti interdisciplinari per l'orale

Portare Wittgenstein all'orale ti permette connessioni eccellenti:

  • Storia: Il contesto della Vienna di fine Ottocento (crisi dell'Impero Austro-Ungarico, cultura ebraica assimilata, logica matematica di Frege e Russel); il rapporto con il Positivismo Logico del Circolo di Vienna (1920-1930).
  • Arte e Musica: La casa per la sorella Margarete a Vienna (architettura razionalista, influenzata da Adolf Loos); il ruolo della musica nella sua vita (Schubert, Beethoven) come esempio di "forma di vita" non descrivibile proposizionalmente.
  • Matematica: Il dibattito con gli intuitionisti (Brouwer) sui fondamenti della matematica; la concezione delle regole come convenzioni sociali piuttosto che verità platoniche.
  • Letteratura: Il tema del silenzio e dell'ineffabilità (confronto con la poesia di Rilke o con Kafka); la struttura frammentaria delle Ricerche come critica al sistema filosofico tradizionale.
  • Psicologia: Critica alla psicologia scientifica (§571 delle Ricerche); il problema della mente non come entità interna ma come comportamento espressivo.

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FAQ: Le domande più frequenti sulla maturità

Che differenza c'è tra "dire" e "mostrare" nel Tractatus?

"Dire" (sagen) riguarda ciò che è nel mondo: proposizioni vere o false su fatti. "Mostrare" (zeigen) riguarda ciò che rende possibile il dire: la forma logica, l'etica, l'estetica. Queste ultime non sono nel mondo, ma si manifestano nel modo in cui parliamo e viviamo. Non puoi dire "Il mondo esiste", ma lo mostri ogni volta che usi il linguaggio.

Perché Wittgenstein dice che il linguaggio privato è impossibile?

Perché il linguaggio richiede regole, e le regole richiedono criteri pubblici di correttezza. Se definissi privatamente una parola per una mia sensazione, non avrei modo di distinguere tra usarla correttamente e credere di usarla correttamente. Il significato è inseparabile dalla pratica sociale condivisa.

Qual è il concetto di "forma di vita"?

È il contesto pratico-sociale all'interno del cui il linguaggio ha senso. Non è una dottrina etnografica, ma un riconoscimento che il linguaggio è parte di attività umane (giocare, calcolare, pregare). Dare un nome a un oggetto, ad esempio, è una forma di vita che presuppone una comunità che usi quel nome in modo costante.

Wittgenstein è un relativista?

No. Non sostiene che "tutto è opinione", ma che i fondamenti del nostro pensiero non sono proposizioni, sono azioni. Il dubbio radicale (come quello dello scettico) è incoerente perché presuppone proprio ciò che mette in dubbio. La certezza (nelle Certezza di Moore) è a priori rispetto al dubbio.

Cosa significa "la filosofia è una terapia"?

Nelle Ricerche, Wittgenstein non cerca la verità metafisica, ma vuole liberarci da false immagini del linguaggio (come quella che ogni parola nomini un oggetto). La filosofia produce chiarificazioni concettuali che dissolvono i problemi filosofici mostrando che sono fraintendimenti linguistici.

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